Il 5 Settembre, a Venezia, verrà proclamato, per la prima volta in Piazza San Marco il vincitore della 58esima edizione del Premio Campiello. I cinque finalisti di quest’anno sono: Con passi giapponesi di Patrizia Cavalli, Sommersione di Sandro Frizziero, Tralummescuro di Francesco Guccini, Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio di Remo Rapino e L’incanto del pesce luna di Ade Zeno.

Il Premio Campiello Opera Prima è stato assegnato quest'anno a Le isole di Norman di Veronica Galletta (Italo Svevo). Il romanzo ha per protagonista Elena, una giovane studentessa che vive sull’isola di Ortigia (Siracusa) insieme al padre, ex militante del Partito comunista, e alla madre, che vive chiusa in camera da diversi anni, circondata da libri che impila secondo un ordine chiaro solo alla sua testa. Quando all’improvviso la donna va via di casa, Elena cerca di elaborare la sua assenza dando inizio ad un viaggio rituale attraverso i luoghi dell’isola. Nel tentativo però di far luce su un evento traumatico della sua infanzia, di cui porta addosso segni indelebili, Elena prende coscienza che i ricordi molto spesso non sono altro che l’invenzione del passato.

Premio Campiello 2020: i cinque finalisti

Con passi giapponesi di Patrizia Cavalli (Einaudi)
Non è un romanzo. Si tratta di una raccolta di racconti, spunti, riflessioni, meditazioni. E’ il primo libro in prosa della Cavalli. Si tratta di testi brevi, in prevalenza inediti, dal tenore piuttosto vario.

"Prima o poi nella vita capiterà a molti di vedersi comparire davanti sul bancone quel che si vuole senza neanche aprire bocca. E con calma divina sorseggiare da quella tazza o da quel bicchiere la certezza fiabesca di esistere".

Sommersione di Sandro Frizziero (Fazi)
In fondo all’Adriatico esistono isole che separano il mare dalla laguna veneta. In una di queste isola vive un vecchio pescatore che odia tutti: la vicina con il suo cane, la moglie morta, la figlia, i vecchi preti, i devoti, i frequentatori di una certa taverna, Tutti, il vecchio pescatore odia proprio tutti. Su ogni cosa e persona il vecchio pescatore ha rancori da spargere, però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell’isola, lettori compresi.

“Non sei più sicuro di niente. Anzi, sai che il diavolo ce l’hai proprio in corpo e con il diavolo ti tocca con­viverci. Sai che l’inferno è in questa terra, non ci sono dubbi, e l’Isola ne è una sorta di succursale; una filiale dell’Ade per gente di mare”

Tralummescuro di Francesco Guccini (Giunti)
Tralummescuro rievoca i suoni di un tempo lontano, in cui la montagna era luogo laborioso e vivo, terra dura, ma accogliente per chi la sapeva rispettare. Rinascono così personaggi, mestieri, suoni, speranze, gli artigiani all’opera in paese o lungo il fiume, i primi sguardi scambiati con le ragazze in vacanza, i giochi, gli animali e i frutti della terra di Pàvana, piccola località tra Emilia e Toscana, oggi quasi disabitata.

“Noi da queste parti abbiamo un nome per quest’ora, un’ora che è di tutti, un’ora che è pace e presagio. La chiamiamo tralummescuro: tra la luce e la notte. Lungo la montagna vedi la linea d’ombra che sale lenta lenta, e poi vien buio.”

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio di Remo Rapino (Minimum Fax)
“Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” racconta la storia di un pazzo che tutti scherniscono. Nella sua voce sgarbugliata riaffiora il Novecento. Nei racconti di Liborio ricordi della scuola, dell’apprendistato in una barberia, delle case chiuse, della guerra e della Resistenza, del lavoro in fabbrica, dei sindacati, del manicomio, della solitudine della vecchiaia. A popolare la sua memoria, una galleria di personaggi indimenticabili.

“Mò, quelli là, gli altri, tutta la gente di sto cazzone di paese, vanno dicendo che sono matto. E mica da mò, che me lo devono dire loro, quelli là, gli altri, tutta la gente di sto cazzone di paese che sono matto. Pure io lo so, e sempre ci penso, notte e giorno, d’inverno e d’estate, ogni giorno che il Padreterno fa nascere e morire, con la luce e con lo scuro, ci penso che c’ho sempre pensato per vedere di capire come mai sta coccia mia da quasi normale s’è fatta na cocciamatte, tutta na matassa sgarbugliata fuori di cervello.”

L’incanto del pesce luna di Ade Zeno, Bollati Boringhieri
Gonzalo, il protagonista di L’incanto del pesce luna, fa un mestiere insolito: il cerimoniere presso la Società per la Cremazione. È sposato e ha una figlia, Inés, che all’età di otto anni cade in uno stato di coma profondo a causa di una misteriosa malattia. Il destino di Inés è appeso a un filo. Un giorno la speranza di trovare una cura viene inaspettatamente riaccesa da Malaguti, un uomo equivoco e affascinante che propone a Gonzalo di lavorare per un’anziana donna, la Signorina Marisòl. La donna vive in una grande villa in collina, senza mai uscire dalla sua camera da letto. Sembra una innocua nonnina decrepita, ma una volta alla settimana la sua natura mostruosa le impone di divorare carne umana. Oramai troppo debole per procacciarsi cibo da sola, ha bisogno di un assistente in grado di cercare e condurre a lei le vittime sacrificali. L’impresa per Gonzalo non è affatto semplice; da un lato il desiderio di salvare la figlia, dall’altro bisogno di redimersi.

“Ammettilo, non ti sei trovato poi così male nel nostro piccolo inferno”.

L’edizione 2019 del Premio Campiello è stata vinta da Andrea Tarabbia con Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri). mentre il Premio Campiello Opera Prima 2019 è stato assegnato a Hamburg di Marco Lupo (Il Saggiatore).