Jonathan Bazzi, con Febbre, Fandango Libri, Alice Cappagli, con Niente caffè per Spinoza, Einaudi, Alessio Forgione, con Napoli mon amour, NN Editore, Francesca Maccani, con Fiori senza destino, SEM, Lorenzo Moretto, con Una volta ladro, sempre ladro, Minimum Fax.

E’ questa la cinquina dei finalisti della XXVII edizione del Premio Letterario Giuseppe Berto selezionati dalla Giuria presieduta da Ernesto Ferrero. Il vincitore della XXVII edizione del Premio sarà proclamato sabato 29 giugno a Mogliano Veneto

Sono state una cinquantina le opere prime presentate dalle case editrici italiane e selezionate dalla Giuria. Sono tutte di narrativa, com’è peculiarità del Premio Berto che, in nome dello scrittore “veneto-calabrese”, ha mantenuto invariata la propria formula di premio riservato esclusivamente a scrittori esordienti, conservando quel ruolo di scopritore di talent scout iniziato nel 1988. 

 

 

Questa edizione conferma la presenza tra i partecipanti, di numerosi piccoli editori indipendenti, molti del Sud, che competono con i loro esordienti al fianco di tutte le grandi case editrici nazionali. Torna a crescere la presenza femminile quasi al 50 per cento del totale.

La Giuria che ha valutato le opere in concorso è presieduta da Ernesto Ferrero, scrittore, critico, consulente editoriale e direttore del Salone del libro di Torino dal 1998 al 2016, ed è composta da Cristina Benussi, Università di Trieste, Giuseppe Lupo, Università Cattolica del Sacro Cuore Milano e scrittore, Laura Pariani, scrittrice, e Stefano Salis, critico e giornalista del Sole 24 Ore.

“Cercando di restare fedele allo spirito di generosa attenzione che Giuseppe Berto ha dedicato ai giovani, la giuria del Premio 2019 ha selezionato, in una produzione particolarmente folta e ricca di fermenti, cinque romanzi che nella diversità dei loro linguaggi rappresentano altrettante prospettive della nuova narrativa italiana. Cinque autori che ci forniscono una mappa aggiornata delle tensioni, dei drammi e delle aperture che scuotono la società contemporanea, attraverso scritture che cercano di restituire la parola alla sua necessità e integrità.
Jonathan Bazzi (Febbre, Fandango Libri) racconta coraggiosamente in stile rap la fatica di un riscatto nella periferia di una grande metropoli, Alice Cappagli (Niente caffè per Spinoza, Einaudi) ci propone una frizzante sit-com all’italiana, con una precaria che diventa badante-lettrice di un anziano professore di filosofia, Alessio Forgione (Napoli mon amour, NN Editore) dà la parola a un tenero “giovane Holden” napoletano, eterno disoccupato che coltiva il mito letterario di Raffaele La Capria; Francesca Maccani (Fiori senza destino, SEM) intreccia storie durissime di minori che ha raccolto in una scuola del quartiere CEP a Palermo; Lorenzo Moretto (Una volta ladro, sempre ladro, Minimum Fax) narra una drammatica vicenda famigliare che è anche un episodio di malagiustizia nell’Italia di Tangentopoli”, dichiara Ernesto Ferrero, Presidente della Giuria.

Al vincitore, che sarà proclamato nel corso della finale che si svolgerà sabato 29 giugno a Mogliano Veneto, andrà un premio in denaro di 5.000 euro, mentre agli altri quattro finalisti andrà un gettone di presenza di 500 euro ciascuno.

Il Premio, vinto nell’edizione 2018, da Francesco Targhetta, con Le vite potenziali, Mondadori, è stato trampolino di lancio per alcuni dei maggiori talenti della letteratura contemporanea, tra cui Paola Capriolo con La grande Eulalia (1988), Michele Mari con Di bestia in bestia (1989), Luca Doninelli con I due fratelli (1990), Paolo Maurensig con La variante di Lüneburg (1993), Francesco Piccolo con Storie di primogeniti e figli unici (1997), Elena Stancanelli con Benzina (1999), Giuseppe Lupo con L'americano di Celenne (2001), Antonia Arslan con La masseria delle allodole (2004), Francesco Pecoraro con Dove credi di andare (2007).